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L'ERRORE DI PARALLASSE
Storia, filosofia e tecnica

CHIUNQUE ABBIA AVUTO A CHE FARE, ANCHE MINIMAMENTE, CON OTTICHE PER FUCILE AVRÀ SENTITO PARLARE DELLA PARALLASSE. TUTTI L’HANNO SENTITA NOMINARE, POCHISSIMI SANNO DI COSA SI TRATTA EFFETTIVAMENTE, ANCOR MENO COMPRENDONO APPIENO COME INFLUENZA IL TIRO
(Estratto da un articolo di Marco Dell'Acqua su Armi Magazine - settembre 2004)



A dar retta alla maggior parte di coloro che ne parlano, ci si convincerà che la parallasse è una specie di babau che si annida nei cannocchiali, pronto a saltare addosso allo sventurato che vi guardi dentro, facendolo "padellare". Niente di più falso.
La parallasse è un banalissimo fenomeno fisico, del tutto innocuo. Prendete una matita o una biro, e tenetela verticale ad altezza dei vostri occhi a braccio teso.
Ora chiudete l'occhio sinistro e usate la punta della matita come una sorta di mirino e traguardate un punto qualsiasi, distante almeno un paio di metri. Quando la punta della matita è sovrapposta al punto in questione, muovete di qualche centimetro la testa a sinistra e a destra. Noterete che sembra che la punta della matita si sposti rispetto al punto mirato.
Questa è la parallasse. Visto? Non è successo niente di terribile...
La parallasse è il motivo per cui le armi oltre a un mirino hanno anche una tacca di mira. Per obbligare ad allineare l'occhio al mirino sempre allo stesso modo, in modo da eliminare la perniciosa parallasse.
Ora, usate la punta della matita come mirino, di nuovo, ma avvicinatela fino ad appoggiarla su un punto del vostro tavolo. Spostate la testa e noterete che la matita e il punto mirato continuano comunque a coincidere... Ovviamente direte voi, ma vedrete tra breve che la cosa non è affatto così ovvia.
Questa è la condizione normale in cui ci si trova a mirare attraverso un cannocchiale... in teoria. La matita tocca il punto mirato.
Il cannocchiale, infatti, ha la prerogativa di sovrapporre il riferimento di mira (reticolo) al punto mirato, sullo stesso piano focale.
Nel mondo reale, però, il piano focale del punto di mira non sempre coincide con il punto mirato.
Un errore di messa a fuoco dell'ottica porta ad avere un riferimento di mira su un piano diverso da quello su cui giace il punto mirato. Se i due punti coincidono un nostro eventuale movimento dell'occhio rispetto all'asse ottico non comporterà variazioni del punto d'impatto, ma, se i due punti non coincidono, spostando l'occhio rispetto all'asse ottico otterremo una certa variazione del punto di impatto del colpo.
Questo perchè abbiamo staccato la "matita" di mira dal punto mirato.
Un cannocchiale con correzione della parallasse è dotato di due sistemi di messa a fuoco. Il primo, quello che hanno tutti, è la messa a fuoco del reticolo rispetto all'occhio. Si tratta di una messa a fuoco "interna", che non riguarda il bersaglio, e mette a fuoco l'oculare sul reticolo.
Questo sistema non ci permette di regolare eventuali piccole differenze di messa a fuoco (che non notiamo, perchè l'occhio umano le compensa automaticamente) relative al bersaglio.
Il secondo sistema è quello che consente di mettere a fuoco l'intero sistema ottico sul bersaglio. Questo fa sì che il riferimento di mira e il punto mirato siano sullo stesso piano, sicchè se anche spostiamo l'occhio dall'asse ottico del cannocchiale, non incorriamo in alcun errore.
Ma non tutti i cannocchiali ne sono dotati. Cosa fare se il cannocchiale non dispone di questo secondo sistema di messa a fuoco? Niente panico!
È vero che molti cannocchiali economici non hanno la correzione della parallasse, ma se andiamo a esaminare anche alcuni prodotti piuttosto costosi e di indiscussa qualità scopriremo che ne sono privi. Addirittura, tutti i mirini a punto rosso, anche i più costosi e sofisticati, non dispongono della correzione della parallasse. Come mai? È presto detto: perchè non sempre serve.
Già. Lo spostamento dell'occhio rispetto all'asse ottico del cannocchiale è al massimo di qualche centimetro (se proprio stiamo sbagliando tutto!) e l'errore di messa a fuoco è parimenti ridotto. Qualche metro al massimo su una distanza dal bersaglio che è invece nell'ordine delle decine, se non delle centinaia, di metri. Dunque l'angolo d'errore formato con un'ottica a un solo ingrandimento è ridottissimo, e l'eventuale errore indotto dalla parallasse è talmente piccolo (frazioni di mm) da risultare inferiore agli errori che un meccanismo di messa a fuoco più complesso potrebbe introdurre, senza contare il costo aggiunto per una funzione all'atto pratico del tutto inutile.

Il discorso cambia per le ottiche ad elevato numero di ingrandimenti. Queste portano il nostro occhio, virtualmente, più vicino al bersaglio. In questo caso, a parità d'errore di messa a fuoco, l'errore di tiro risultante è amplificato e reso significativo.
Una semplice proporzione ci dice che con un errore di messa a fuoco di due metri, a 100 m di distanza, con un ingrandimento di 1X l'errore prodotto da uno spostamento dell'occhio di 1 cm rispetto all'asse ottico del cannocchiale si traduce in un errore di 2 decimi di millimetro sul bersaglio. Assolutamente irrilevante. Ma con un cannocchiale 10X questo stesso spostamento ci porta a un errore di ben 2 mm sul bersaglio. La differenza tra vincere e perdere una gara di bench rest.
Ecco perchè con ingrandimenti ridotti si può fare a meno della correzione della parallasse mentre con ingrandimenti forti una perfetta messa a fuoco sul bersaglio è fondamentale.
È anche un motivo per scegliere con cura il cannocchiale che intendiamo usare. Un forte ingrandimento a distanze ridotte o tirando su bersagli ben contrastati e di forma regolare come quelli da poligono può risultare molto più nocivo che utile, amplificando ogni nostro minimo errore di posizionamento, se la messa a fuoco dello strumento non è perfetta.
Inutile dunque spendere diverse centinaia di euro per un'ottica ad alto ingrandimento con correzione della parallasse per tirare a un centinaio di metri. Un'ottica molto più semplice, a ingrandimento ridotto, con un esborso nettamente inferiore può renderci come minimo lo stesso servizio, e forse anche meglio, se non siamo abili nel tarare la messa a fuoco dell'ottica.
Occorre infatti un minimo di abilità nell'effettuare questa operazione. Si parte con l'ottica ben sfocata e, ruotando l'anello di messa a fuoco, ci si ferma non appena l'immagine appare nitida. Non si deve mai cercare una "messa a fuoco fine". Come abbiamo detto prima, infatti, l'occhio umano tende a compensare da solo lievi errori di messa a fuoco, se gli si lascia tempo sufficiente a disposizione.
Dobbiamo focalizzare l'ottica senza dare al nostro occhio il tempo di reagire e adattarsi, come "cogliendolo di sorpresa", e prendere come buona la prima immagine nitida che percepiamo: quella è infatti la migliore di tutte. Se stiamo a giocare con la messa a fuoco, avanti e indietro rispetto al punto ideale, per "migliorare" la messa a fuoco, il nostro occhio compenserà le lievi sfocature che stiamo eventualmente introducendo e ci sembrerà di aver regolato bene l'ottica quando invece siamo probabilmente fuori fuoco di qualche metro.
La conferma della messa a fuoco si ottiene staccando l’occhio dall’ottica, guardando il bersaglio a occhio nudo per qualche decina di secondi e poi riaccostando l’occhio all’ottica. L’immagine che percepiamo di primo impatto dev’essere nitida, altrimenti abbiamo sbagliato e occorre ripetere dall’inizio la procedura, avendo prima cura di sfocare bene l’ottica (in modo che la messa a fuoco sia più vicina a noi).
Un'altro trucco, se siamo dotati di un'ottica variabile (zoom), è di regolare la parallasse con l'ottica tarata sul massimo ingrandimento possibile, per poi riportare l'ingrandimento al valore desiderato. Questo perchè maggiore è l'ingrandimento minore è la tolleranza di messa a fuoco e maggiormente vengono evidenziati gli errori.
Ecco dunque che la parallasse, e il suo significato, sono spiegati e ridimensionati. Sapendo come funziona e in quali casi essa agisce negativamente sul tiro (e in quali può essere invece ignorata) potremo scegliere le nostre ottiche con molta più tranquillità e cognizione di causa, risparmiando soldi che potremo spendere in una migliore qualità ottica o in allenamento.

© M. Dell'Acqua, Armi Magazine, 09/2004 - aria.compressa.org, 01/2005

Postato il Saturday, 22 January @ 20:02:19 CET di Anonymous
 
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