COME BANCARE UN'ARMA DI MODESTA CAPACITÀ OFFENSIVA
Data: Tuesday, 30 March @ 04:38:52 CEST
Argomento: Leggi e regolamenti


L'ITER BUROCRATICO DA SEGUIRE

Premessa
 Lo scopo principale di questa operazione fu l'eliminazione di un'arma dalla denuncia per fare spazio ad altre; la questione di principio (e cioè, perché devo subire dei balzelli quando non è necessario?) e una certa caparbietà mi hanno spinto a sfidare quello che credevo essere "il dinosauro".

Come è iniziata
All'uscita delle prime armi a CO2 (allora erano catalogate sportive) rimasi subito estasiato dalle linee molto compatte della divertentissima Walther CP88 e ne acquistai immediatamente una, nella speranza che la liberazione della armi inferiori a 7,5J fosse prossima: eravamo nel dicembre del '99. Ero anche certo che la liberalizzazione sarebbe stata indolore, e sarebbe bastato eliminare l'oggetto dalla denuncia; nemmeno lontanamente immaginavo quello che sarebbe stata la legge e il successivo regolamento. Quando la legge e il regolamento diventarono realtà decisi che non potevo lasciar passare una cosa del genere e anche se tutti (armieri, amici, Forze dell'Ordine) mi consigliarono di lasciare perdere, iniziai la trafila che mi doveva condurre all'agognato risultato: bancare e omologare la mia pistola a 7,5J ed eliminarla dalla denuncia.

L'iter da seguire
Il primo passo fu contattare il Banco di Prova di Gardone Val Trompia (Bs): mi fu detto che forse non ne valeva la pena, tuttavia l'incaricato si dimostrò molto cortese e mi diede un appuntamento per la prova dell'arma, una mattina di settembre 2002. Arrivato al Banco mi trovai subito in un'atmosfera estremamente cordiale e accogliente, e la prova fu eseguita in modo scrupoloso sparando due tamburi di diabolo a piena potenza: la pistola spuntò un rispettabile 121 m/s con 3,08J. Al termine della prova mi venne consegnato il certificato del Banco che attestava i valori ottenuti, un modulo da inviare al Ministero dell'Interno e una fattura di 32 euro da pagare con comodo.
Arrivato a casa spedii copia della prova e del modulo al Ministero dell'Interno (Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Ufficio per l'Amministrazione Generale, Ufficio per gli affari della Polizia Amministrativa e Sociale), e questo avvenne senza nemmeno telefonare preventivamente e fu un errore, perché dimenticai la onnipresente marca da bollo.
Dopo un paio di mesi, non avendo alcuna notizia, telefonai all'ufficio in questione chiedendo informazioni riguardo alla mia pratica: mi dissero che era ferma perché sprovvista della marca da bollo e loro non potevano telefonare. Quindi andai a spedire una nuova raccomandata e aspettai. Verso il mese di febbraio 2003 richiamai, e mi dissero che la pratica sarebbe andata in Commissione Armi a fine mese e evidentemente così fu, perché a metà marzo fui convocato  dalla Questura di Ferrara per "notifica di atti amministrativi"; e questo per me fu fonte di disagio e un po' di agitazione perché, nonostante la mia insistenza, l'incaricato della Questura non volle dirmi il motivo esatto della convocazione. Con sollievo, mi vidi consegnare il decreto che accettava la mia richiesta di conformità e mi richiedeva di porre il punzone al Banco per concludere la vicenda.
Con questo foglio presi un nuovo appuntamento con il Banco di Prova e in aprile mi recai a far porre il punzone che certificava la liberalizzazione della mia pistola, costo 3,2 euro. Purtroppo, anche se il tecnico del Banco cercò di apporlo sulla "povera" Walther nel modo più dolce possibile, martella e martella alla fine la pistola ne ha risentito, perché ora perde un po' dalla valvola. Alla prima denuncia eliminai la pistola dalla lista, specificando che era stata liberalizzata, secondo gli estremi della legge 21-12-1999, n.526.

Conclusioni
Resto dell'idea che la legge sia profondamente sbagliata e il regolamento illegittimo. Tuttavia, al costo di alcune telefonate, due raccomandate (di cui la seconda dovuta a mia imprecisione), un paio di viaggi al Banco, una visita in questura e sei mesi di tempo, ho ottenuto il risultato che mi ero prefissato; tant'è che ho ripetuto la trafila anche per la mia carabina Feinwerkbau 601.
È chiaro che se l'arma non ha un certo valore o si abita molto lontani dal Banco può non valerne la pena, qualche volta però anche i principi sono importanti. Devo dire che le persone coinvolte nella vicenda - i tecnici del Banco, i responsabili del Ministero e gli agenti della Questura - sono state tutte molto cortesi e disponibili. Mi sento quindi di dire che la pratica burocratica è affrontabile con un po' di buona volontà.

© miz1 - aria.compressa.org - 2004







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